Bari Sardo, storia e cultura di una delle
zone più belle della Sardegna
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Pillole di storia
per un turismo lento in Ogliastra.
Il Turismo lento è un diverso modo di viaggiare e di vivere la vacanza.
Turismo lento non vuol dire solo scoprire un luogo sconosciuto, significa, soprattutto, prendersi il tempo per conoscere un luogo nel profondo, così da trovare un punto di contatto con il suo immaginario e la sua storia.
In quest’isola l’uomo e il territorio si sono modellati a vicenda, in una simbiosi profonda,
che è rimasta impressa sulle pietre, indelebilmente.
Dal Paleolitico ai giorni nostri questo rapporto si è sedimentato nelle testimonianze e nelle narrazioni
che ci raccontano la storia lontana di una delle zone più belle della Sardegna.
Barì
Bari Sardo o Barì, come preferiscono chiamarla in sardo i suoi abitanti, è il nome che il re Vittorio Emanuele diede a questa comunità nel 1862 per non confonderla con il capoluogo pugliese. Conta circa 4000 anime e si adagia nel mezzo dell’Ogliastra. È circondata da generose colline ricche di vigne e uliveti che guardano il mare.
È protetta dal maestoso altopiano di Teccu, formatosi dall’eruzione di un vulcano la cui imboccatura è ancora visibile. Il suo territorio, da sempre accogliente, coltiva un rapporto con l’uomo dalle radici profonde che si perdono nei secoli.
Neolitico
Le prime testimonianze dell’uomo nell’area di Bari Sardo fanno pensare alla sua presenza già a partire dal Paleolitico. Ma è nel Neolitico, con la scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento, che abbiamo i primi insediamenti stabili. Sono i siti di Su Pranu, Pirarba e Sa Marina. Insediamenti collocati nelle vicinanze dei corsi e delle fonti d’acqua, sono considerati tra i primi dell’Ogliastra. In questo periodo vengono innalzati i menhir e scavate le domus de janas di Funtana ‘e su Rettore, Iba Manna, Pitzu ‘e Monti.
Periodo nuragico
Col periodo nuragico l’intero territorio si costella delle iconiche torri di pietra: i nuraghi. Se ne contano 15 in tutto l’agro, 7 nella sola piana di Teccu, il cui basalto, estremamente plastico, veniva impiegato nella loro costruzione e nella realizzazione di utensili per la macinazione.
Età romana
A partire dall’età romana abbiamo un sempre maggiore sfruttamento della costa. Le testimonianze di questo periodo si possono trovare infatti lungo tutto l’area di Teccu. Ancora visibili sono i resti di una antica fornace nella baia a sud della spiaggia di Cea e la strada a nord dell’altopiano in località Scala ‘e Campana.
“Rubrenses”
Secondo un importante scritto anonimo del VII sec, Rubrenses era l’appellativo delle popolazioni che abitavano questa area in cui era presente un avamposto militare romano conosciuto come Custodia Rubriensis. Il nome fa, con molta probabilità, riferimento al colore rosso dei caratteristici faraglioni localizzati nella spiaggia di Cea, i cosiddetti Scoglius Arrubius, che identificavano la zona costiera.
Medioevo
La vera e propria nascita di Barì risale quasi con certezza al Medioevo, periodo in cui le popolazioni che abitavano la costa furono costrette a rifugiarsi nell’entroterra per via delle continue scorribande vandale e saracene. La Sardegna in questo periodo, a partire dal 534 d.c., si ritroverà sotto la dominazione greco-bizantina.
I Giudicati
Dal X sec. l’isola viene divisa in Giudicati. Bari Sardo, che rientrava nella Curatoria d’Ogliastra, ulteriore sottodivisione del territorio, faceva parte del Giudicato di Cagliari. Al 1130 circa risale invece il primo documento storico che parla di Barì. Questo documento attesta un’esistenza del paese precedente a questa data ed è di reale interesse perché ci mostra la nascita di una nuova lingua neolatina, la lingua sarda.
Dominazione pisana
A partire dalla sconfitta del capo arabo Mugiahid che aveva conquistato il sud Sardegna, la repubblica marinara di Pisa promuove una progressiva influenza sull’isola che sfocerà nel 1257 con la sua occupazione. I ventidue capifamiglia di Barì furono così costretti a versare tributi equivalenti a 12 lire e 13 soldi alla repubblica marinara, che verrà a sua volta sconfitta dalle flotte aragonesi nel 1325.
Dominazione spagnola
Nel 1363, con la dominazione spagnola, l’Ogliastra e Quirra vennero annesse in un’unica contea il cui controllo passò dalle mani della famiglia Carroz a quella dei Centelles e infine degli Osorio fino al 1839. Viene così inaugurato un sistema feudale che durerà più di 400 anni. Bari Sardo si ritrovò a dover pagare un tributo ancora più cospicuo pari a 29 lire e 15 soldi.
Cristianesimo
Se il contatto col Cristianesimo avvenne intorno al VI/VII sec, possiamo dire che però, fino al 1500, sia in Ogliastra che a Bari Sardo, la fede non fu una effettiva priorità per il basso clero: corruzione o concubinato erano all’ordine del giorno. Fu solo dopo il Concilio di Trento che si manifestò una volontà riformatrice anche verso le diocesi più periferiche. Per tutto il secolo infatti vennero edificate a Barì ben sei chiese solo due delle quali arrivate fino a noi: la chiesa di Santa Cecilia e quella di San Leonardo.
Inquisizione
Sono gli anni dell’Inquisizione, superstizione e stregoneria al tempo assai diffuse in Sardegna venivano combattute aspramente dalla Chiesa. La credenza in forze demoniache era l’insinuazione che veniva rivolta soprattutto alle donne tacciate di essere cogas o bruxas (streghe). Le fonti storiche ci riportano un episodio in cui un uomo e una donna di Bari Sardo furono accusati di magia e successivamente condannati.
La Torre
Nel 1587 venne eretta la famosa Torre di Sant’Antonio di Barì. Secondo alcuni studiosi più che a uno scopo difensivo, si ritiene, servisse effettivamente a contenere il crescente contrabbando causato dai forti dazi imposti sulle merci dagli spagnoli.
La Chiesa Parrocchiale
Nel XVII sec. iniziano i lavori per la costruzione della Chiesa della Beata Vergine del Monserrato che verrà completata solo a ridosso del 1800. Dal 1760 sappiamo che, per quasi un decennio, la parrocchia di Bari Sardo diventa un viavai di maestranze e abilissimi artigiani specializzati nella lavorazione del marmo, i cosiddetti marmoleros.
Il Banditismo
Nel 1720 dopo quasi 400 anni di dominazione Spagnola la Sardegna viene ceduta ai Savoia. Se da un lato lasciarono invariato l’apparato amministrativo in auge fino a quel momento, addirittura tollerando l’uso della lingua spagnola, dall’altra, si ritrovarono a fronteggiare un grave problema, quello del banditismo. Questo fenomeno, figlio della pesante crisi economica e di potere che obbligava gli abitanti di queste zone a versare in condizioni di estrema povertà durerà fino al ‘900 inoltrato. Basti pensare che negli anni dal 1821 al 1829 solo a Bari Sardo vengono registrati ben 14 omicidi.
Feste religiose
Per millenni agricoltura e pastorizia sono stati la cifra di una società semplice e laboriosa, in simbiosi con una natura che poteva rivelarsi più o meno generosa. Ecco quindi la necessità di affidarsi alla ritualità del culto nell’auspicio di annate floride. Sono le feste di San Giovanni e di Su Nenneri legate alla raccolta del grano, la festa di Sant’Isidoro patrono dei raccolti e dei contadini, la festa di San Michele e Girolamo legata alla raccolta dell’uva. Questa relazione profonda con la fede risuona anche in altre due manifestazioni particolarmente sentite dalla comunità: la Via Crucis e il Presepe Vivente. Cerimonie suggestive che richiamano lo schema dei luoghi deputati del teatro medievale, facendoci rivivere così la connessione profonda che la sfera religiosa aveva con la vita semplice della società contadina.
Il costume tradizionale
Due stampe risalenti agli anni 1858-1860 dell’acquarellista Giovanni Gessa ci mostrano con estrema accuratezza le fogge vestimentarie degli abiti maschili e femminili in uso a Bari Sardo a partire dalla metà dell’Ottocento. È ipotizzabile che l’influenza spagnola abbia inciso non poco sull’evoluzione del vestiario tradizionale. Il costume femminile è realizzato interamente in panno. La gonna arricciata in vita di colore blu, presenta nella parte inferiore una ribattitura di seta verde. Il copricapo diffuso in tutta l’area Ogliastrina, Manteddu, anch’esso è di panno rosso bordato di seta azzurra. Il giubbetto, Gipponi, dalla forma stretta e attillata bordato con trine di seta, lascia scoperta la parte anteriore della camicia.
Il costume maschile, abito di pregevole fattura presenta delle caratteristiche non abbastanza rappresentate nelle fonti iconografiche, ed è costituito da capi di foggia semplice con riferimenti a quelli in uso nel circondario. Il cappotto corto, Gabanella, è in orbace marrone bordato di panno rosso vivo. Il gonnellino e i gambali sono realizzati in orbace nero. L’abito maschile presenta la particolarità di avere il corpetto e la berretta in panno di colore rosso.
Bari Sardo, storia e cultura di una delle zone più belle della Sardegna
Pillole di storia per un turismo lento in Ogliastra.
Il Turismo lento è un diverso modo di viaggiare e di vivere la vacanza.
Turismo lento non vuol dire solo scoprire un luogo sconosciuto, significa, soprattutto, prendersi il tempo per conoscere un luogo nel profondo, così da trovare un punto di contatto con il suo immaginario e la sua storia.
In quest’isola l’uomo e il territorio si sono modellati a vicenda, in una simbiosi profonda,
che è rimasta impressa sulle pietre, indelebilmente.
Dal Paleolitico ai giorni nostri questo rapporto si è sedimentato nelle testimonianze e nelle narrazioni
che ci raccontano la storia lontana di una delle zone più belle della Sardegna.
Barì
Bari Sardo o Barì, come preferiscono chiamarla in sardo i suoi abitanti, è il nome che il re Vittorio Emanuele diede a questa comunità nel 1862 per non confonderla con il capoluogo pugliese. Conta circa 4000 anime e si adagia nel mezzo dell’Ogliastra. È circondata da generose colline ricche di vigne e uliveti che guardano il mare.
È protetta dal maestoso altopiano di Teccu, formatosi dall’eruzione di un vulcano la cui imboccatura è ancora visibile. Il suo territorio, da sempre accogliente, coltiva un rapporto con l’uomo dalle radici profonde che si perdono nei secoli.
Neolitico
Le prime testimonianze dell’uomo nell’area di Bari Sardo fanno pensare alla sua presenza già a partire dal Paleolitico. Ma è nel Neolitico, con la scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento, che abbiamo i primi insediamenti stabili. Sono i siti di Su Pranu, Pirarba e Sa Marina. Insediamenti collocati nelle vicinanze dei corsi e delle fonti d’acqua, sono considerati tra i primi dell’Ogliastra. In questo periodo vengono innalzati i menhir e scavate le domus de janas di Funtana ‘e su Rettore, Iba Manna, Pitzu ‘e Monti.
Periodo nuragico
Col periodo nuragico l’intero territorio si costella delle iconiche torri di pietra: i nuraghi. Se ne contano 15 in tutto l’agro, 7 nella sola piana di Teccu, il cui basalto, estremamente plastico, veniva impiegato nella loro costruzione e nella realizzazione di utensili per la macinazione.
Età romana
A partire dall’età romana abbiamo un sempre maggiore sfruttamento della costa. Le testimonianze di questo periodo si possono trovare infatti lungo tutto l’area di Teccu. Ancora visibili sono i resti di una antica fornace nella baia a sud della spiaggia di Cea e la strada a nord dell’altopiano in località Scala ‘e Campana.
“Rubrenses”
Secondo un importante scritto anonimo del VII sec, Rubrenses era l’appellativo delle popolazioni che abitavano questa area in cui era presente un avamposto militare romano conosciuto come Custodia Rubriensis. Il nome fa, con molta probabilità, riferimento al colore rosso dei caratteristici faraglioni localizzati nella spiaggia di Cea, i cosiddetti Scoglius Arrubius, che identificavano la zona costiera.
Medioevo
La vera e propria nascita di Barì risale quasi con certezza al Medioevo, periodo in cui le popolazioni che abitavano la costa furono costrette a rifugiarsi nell’entroterra per via delle continue scorribande vandale e saracene. La Sardegna in questo periodo, a partire dal 534 d.c., si ritroverà sotto la dominazione greco-bizantina.
I Giudicati
Dal X sec. l’isola viene divisa in Giudicati. Bari Sardo, che rientrava nella Curatoria d’Ogliastra, ulteriore sottodivisione del territorio, faceva parte del Giudicato di Cagliari. Al 1130 circa risale invece il primo documento storico che parla di Barì. Questo documento attesta un’esistenza del paese precedente a questa data ed è di reale interesse perché ci mostra la nascita di una nuova lingua neolatina, la lingua sarda.
Dominazione pisana
A partire dalla sconfitta del capo arabo Mugiahid che aveva conquistato il sud Sardegna, la repubblica marinara di Pisa promuove una progressiva influenza sull’isola che sfocerà nel 1257 con la sua occupazione. I ventidue capifamiglia di Barì furono così costretti a versare tributi equivalenti a 12 lire e 13 soldi alla repubblica marinara, che verrà a sua volta sconfitta dalle flotte aragonesi nel 1325.
Dominazione spagnola
Nel 1363, con la dominazione spagnola, l’Ogliastra e Quirra vennero annesse in un’unica contea il cui controllo passò dalle mani della famiglia Carroz a quella dei Centelles e infine degli Osorio fino al 1839. Viene così inaugurato un sistema feudale che durerà più di 400 anni. Bari Sardo si ritrovò a dover pagare un tributo ancora più cospicuo pari a 29 lire e 15 soldi.
Cristianesimo
Se il contatto col Cristianesimo avvenne intorno al VI/VII sec, possiamo dire che però, fino al 1500, sia in Ogliastra che a Bari Sardo, la fede non fu una effettiva priorità per il basso clero: corruzione o concubinato erano all’ordine del giorno. Fu solo dopo il Concilio di Trento che si manifestò una volontà riformatrice anche verso le diocesi più periferiche. Per tutto il secolo infatti vennero edificate a Barì ben sei chiese solo due delle quali arrivate fino a noi: la chiesa di Santa Cecilia e quella di San Leonardo.
Inquisizione
Sono gli anni dell’Inquisizione, superstizione e stregoneria al tempo assai diffuse in Sardegna venivano combattute aspramente dalla Chiesa. La credenza in forze demoniache era l’insinuazione che veniva rivolta soprattutto alle donne tacciate di essere cogas o bruxas (streghe). Le fonti storiche ci riportano un episodio in cui un uomo e una donna di Bari Sardo furono accusati di magia e successivamente condannati.
La Torre
Nel 1587 venne eretta la famosa Torre di Sant’Antonio di Barì. Secondo alcuni studiosi più che a uno scopo difensivo, si ritiene, servisse effettivamente a contenere il crescente contrabbando causato dai forti dazi imposti sulle merci dagli spagnoli.
La Chiesa Parrocchiale
Nel XVII sec. iniziano i lavori per la costruzione della Chiesa della Beata Vergine del Monserrato che verrà completata solo a ridosso del 1800. Dal 1760 sappiamo che, per quasi un decennio, la parrocchia di Bari Sardo diventa un viavai di maestranze e abilissimi artigiani specializzati nella lavorazione del marmo, i cosiddetti marmoleros.
Il Banditismo
Nel 1720 dopo quasi 400 anni di dominazione Spagnola la Sardegna viene ceduta ai Savoia. Se da un lato lasciarono invariato l’apparato amministrativo in auge fino a quel momento, addirittura tollerando l’uso della lingua spagnola, dall’altra, si ritrovarono a fronteggiare un grave problema, quello del banditismo. Questo fenomeno, figlio della pesante crisi economica e di potere che obbligava gli abitanti di queste zone a versare in condizioni di estrema povertà durerà fino al ‘900 inoltrato. Basti pensare che negli anni dal 1821 al 1829 solo a Bari Sardo vengono registrati ben 14 omicidi.
Feste religiose
Per millenni agricoltura e pastorizia sono stati la cifra di una società semplice e laboriosa, in simbiosi con una natura che poteva rivelarsi più o meno generosa. Ecco quindi la necessità di affidarsi alla ritualità del culto nell’auspicio di annate floride. Sono le feste di San Giovanni e di Su Nenneri legate alla raccolta del grano, la festa di Sant’Isidoro patrono dei raccolti e dei contadini, la festa di San Michele e Girolamo legata alla raccolta dell’uva. Questa relazione profonda con la fede risuona anche in altre due manifestazioni particolarmente sentite dalla comunità: la Via Crucis e il Presepe Vivente. Cerimonie suggestive che richiamano lo schema dei luoghi deputati del teatro medievale, facendoci rivivere così la connessione profonda che la sfera religiosa aveva con la vita semplice della società contadina.
Il costume tradizionale
Due stampe risalenti agli anni 1858-1860 dell’acquarellista Giovanni Gessa ci mostrano con estrema accuratezza le fogge vestimentarie degli abiti maschili e femminili in uso a Bari Sardo a partire dalla metà dell’Ottocento. È ipotizzabile che l’influenza spagnola abbia inciso non poco sull’evoluzione del vestiario tradizionale. Il costume femminile è realizzato interamente in panno. La gonna arricciata in vita di colore blu, presenta nella parte inferiore una ribattitura di seta verde. Il copricapo diffuso in tutta l’area Ogliastrina, Manteddu, anch’esso è di panno rosso bordato di seta azzurra. Il giubbetto, Gipponi, dalla forma stretta e attillata bordato con trine di seta, lascia scoperta la parte anteriore della camicia.
Il costume maschile, abito di pregevole fattura presenta delle caratteristiche non abbastanza rappresentate nelle fonti iconografiche, ed è costituito da capi di foggia semplice con riferimenti a quelli in uso nel circondario. Il cappotto corto, Gabanella, è in orbace marrone bordato di panno rosso vivo. Il gonnellino e i gambali sono realizzati in orbace nero. L’abito maschile presenta la particolarità di avere il corpetto e la berretta in panno di colore rosso.
Bari Sardo, storia e cultura di una delle zone più belle della Sardegna
Pillole di storia per un turismo lento in Ogliastra.
Il Turismo lento è un diverso modo di viaggiare e di vivere la vacanza.
Turismo lento non vuol dire solo scoprire un luogo sconosciuto, significa, soprattutto, prendersi il tempo per conoscere un luogo nel profondo, così da trovare un punto di contatto con il suo immaginario e la sua storia.
In quest’isola l’uomo e il territorio si sono modellati a vicenda, in una simbiosi profonda,
che è rimasta impressa sulle pietre, indelebilmente.
Dal Paleolitico ai giorni nostri questo rapporto si è sedimentato nelle testimonianze e nelle narrazioni
che ci raccontano la storia lontana di una delle zone più belle della Sardegna.
Barì
Bari Sardo o Barì, come preferiscono chiamarla in sardo i suoi abitanti, è il nome che il re Vittorio Emanuele diede a questa comunità nel 1862 per non confonderla con il capoluogo pugliese. Conta circa 4000 anime e si adagia nel mezzo dell’Ogliastra. È circondata da generose colline ricche di vigne e uliveti che guardano il mare.
È protetta dal maestoso altopiano di Teccu, formatosi dall’eruzione di un vulcano la cui imboccatura è ancora visibile. Il suo territorio, da sempre accogliente, coltiva un rapporto con l’uomo dalle radici profonde che si perdono nei secoli.
Neolitico
Le prime testimonianze dell’uomo nell’area di Bari Sardo fanno pensare alla sua presenza già a partire dal Paleolitico. Ma è nel Neolitico, con la scoperta dell’agricoltura e dell’allevamento, che abbiamo i primi insediamenti stabili. Sono i siti di Su Pranu, Pirarba e Sa Marina. Insediamenti collocati nelle vicinanze dei corsi e delle fonti d’acqua, sono considerati tra i primi dell’Ogliastra. In questo periodo vengono innalzati i menhir e scavate le domus de janas di Funtana ‘e su Rettore, Iba Manna, Pitzu ‘e Monti.
Periodo nuragico
Col periodo nuragico l’intero territorio si costella delle iconiche torri di pietra: i nuraghi. Se ne contano 15 in tutto l’agro, 7 nella sola piana di Teccu, il cui basalto, estremamente plastico, veniva impiegato nella loro costruzione e nella realizzazione di utensili per la macinazione.
Età romana
A partire dall’età romana abbiamo un sempre maggiore sfruttamento della costa. Le testimonianze di questo periodo si possono trovare infatti lungo tutto l’area di Teccu. Ancora visibili sono i resti di una antica fornace nella baia a sud della spiaggia di Cea e la strada a nord dell’altopiano in località Scala ‘e Campana.
“Rubrenses”
Secondo un importante scritto anonimo del VII sec, Rubrenses era l’appellativo delle popolazioni che abitavano questa area in cui era presente un avamposto militare romano conosciuto come Custodia Rubriensis. Il nome fa, con molta probabilità, riferimento al colore rosso dei caratteristici faraglioni localizzati nella spiaggia di Cea, i cosiddetti Scoglius Arrubius, che identificavano la zona costiera.
Medioevo
La vera e propria nascita di Barì risale quasi con certezza al Medioevo, periodo in cui le popolazioni che abitavano la costa furono costrette a rifugiarsi nell’entroterra per via delle continue scorribande vandale e saracene. La Sardegna in questo periodo, a partire dal 534 d.c., si ritroverà sotto la dominazione greco-bizantina.
I Giudicati
Dal X sec. l’isola viene divisa in Giudicati. Bari Sardo, che rientrava nella Curatoria d’Ogliastra, ulteriore sottodivisione del territorio, faceva parte del Giudicato di Cagliari. Al 1130 circa risale invece il primo documento storico che parla di Barì. Questo documento attesta un’esistenza del paese precedente a questa data ed è di reale interesse perché ci mostra la nascita di una nuova lingua neolatina, la lingua sarda.
Dominazione pisana
A partire dalla sconfitta del capo arabo Mugiahid che aveva conquistato il sud Sardegna, la repubblica marinara di Pisa promuove una progressiva influenza sull’isola che sfocerà nel 1257 con la sua occupazione. I ventidue capifamiglia di Barì furono così costretti a versare tributi equivalenti a 12 lire e 13 soldi alla repubblica marinara, che verrà a sua volta sconfitta dalle flotte aragonesi nel 1325.
Dominazione spagnola
Nel 1363, con la dominazione spagnola, l’Ogliastra e Quirra vennero annesse in un’unica contea il cui controllo passò dalle mani della famiglia Carroz a quella dei Centelles e infine degli Osorio fino al 1839. Viene così inaugurato un sistema feudale che durerà più di 400 anni. Bari Sardo si ritrovò a dover pagare un tributo ancora più cospicuo pari a 29 lire e 15 soldi.
Cristianesimo
Se il contatto col Cristianesimo avvenne intorno al VI/VII sec, possiamo dire che però, fino al 1500, sia in Ogliastra che a Bari Sardo, la fede non fu una effettiva priorità per il basso clero: corruzione o concubinato erano all’ordine del giorno. Fu solo dopo il Concilio di Trento che si manifestò una volontà riformatrice anche verso le diocesi più periferiche. Per tutto il secolo infatti vennero edificate a Barì ben sei chiese solo due delle quali arrivate fino a noi: la chiesa di Santa Cecilia e quella di San Leonardo.
Inquisizione
Sono gli anni dell’Inquisizione, superstizione e stregoneria al tempo assai diffuse in Sardegna venivano combattute aspramente dalla Chiesa. La credenza in forze demoniache era l’insinuazione che veniva rivolta soprattutto alle donne tacciate di essere cogas o bruxas (streghe). Le fonti storiche ci riportano un episodio in cui un uomo e una donna di Bari Sardo furono accusati di magia e successivamente condannati.
La Torre
Nel 1587 venne eretta la famosa Torre di Sant’Antonio di Barì. Secondo alcuni studiosi più che a uno scopo difensivo, si ritiene, servisse effettivamente a contenere il crescente contrabbando causato dai forti dazi imposti sulle merci dagli spagnoli.
La Chiesa Parrocchiale
Nel XVII sec. iniziano i lavori per la costruzione della Chiesa della Beata Vergine del Monserrato che verrà completata solo a ridosso del 1800. Dal 1760 sappiamo che, per quasi un decennio, la parrocchia di Bari Sardo diventa un viavai di maestranze e abilissimi artigiani specializzati nella lavorazione del marmo, i cosiddetti marmoleros.
Il Banditismo
Nel 1720 dopo quasi 400 anni di dominazione Spagnola la Sardegna viene ceduta ai Savoia. Se da un lato lasciarono invariato l’apparato amministrativo in auge fino a quel momento, addirittura tollerando l’uso della lingua spagnola, dall’altra, si ritrovarono a fronteggiare un grave problema, quello del banditismo. Questo fenomeno, figlio della pesante crisi economica e di potere che obbligava gli abitanti di queste zone a versare in condizioni di estrema povertà durerà fino al ‘900 inoltrato. Basti pensare che negli anni dal 1821 al 1829 solo a Bari Sardo vengono registrati ben 14 omicidi.
Feste religiose
Per millenni agricoltura e pastorizia sono stati la cifra di una società semplice e laboriosa, in simbiosi con una natura che poteva rivelarsi più o meno generosa. Ecco quindi la necessità di affidarsi alla ritualità del culto nell’auspicio di annate floride. Sono le feste di San Giovanni e di Su Nenneri legate alla raccolta del grano, la festa di Sant’Isidoro patrono dei raccolti e dei contadini, la festa di San Michele e Girolamo legata alla raccolta dell’uva. Questa relazione profonda con la fede risuona anche in altre due manifestazioni particolarmente sentite dalla comunità: la Via Crucis e il Presepe Vivente. Cerimonie suggestive che richiamano lo schema dei luoghi deputati del teatro medievale, facendoci rivivere così la connessione profonda che la sfera religiosa aveva con la vita semplice della società contadina.
Il costume tradizionale
Due stampe risalenti agli anni 1858-1860 dell’acquarellista Giovanni Gessa ci mostrano con estrema accuratezza le fogge vestimentarie degli abiti maschili e femminili in uso a Bari Sardo a partire dalla metà dell’Ottocento. È ipotizzabile che l’influenza spagnola abbia inciso non poco sull’evoluzione del vestiario tradizionale. Il costume femminile è realizzato interamente in panno. La gonna arricciata in vita di colore blu, presenta nella parte inferiore una ribattitura di seta verde. Il copricapo diffuso in tutta l’area Ogliastrina, Manteddu, anch’esso è di panno rosso bordato di seta azzurra. Il giubbetto, Gipponi, dalla forma stretta e attillata bordato con trine di seta, lascia scoperta la parte anteriore della camicia.
Il costume maschile, abito di pregevole fattura presenta delle caratteristiche non abbastanza rappresentate nelle fonti iconografiche, ed è costituito da capi di foggia semplice con riferimenti a quelli in uso nel circondario. Il cappotto corto, Gabanella, è in orbace marrone bordato di panno rosso vivo. Il gonnellino e i gambali sono realizzati in orbace nero. L’abito maschile presenta la particolarità di avere il corpetto e la berretta in panno di colore rosso.



