Bari Sardo: cosa vedere
Scopri cosa vedere a Bari Sardo. Esplora i percorsi tra arte, monumenti e archeologia dell’Ogliastra.
Certo, Bari Sardo è famosa per le sue spiagge ed è pure, vista la sua posizione,
un crocevia ideale per scoprire le infinite meraviglie dell’Ogliastra.
Ma questo territorio è molto di più del suo mare.
Sono infatti i particolari inaspettati, gli scorci improvvisi e le deviazioni fuori rotta
a comporre i ricordi migliori di una vacanza.
Sarà che la bellezza del viaggiare ci predispone al piacere della scoperta e ci si imbatte felicemente nell’imprevisto.
Ecco allora alcune indicazioni utili a orientarti in un territorio ricco di sorprese che, per un attimo, ti faranno dimenticare la meraviglia delle sue spiagge.
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La Torre Spagnola
Non si può raccontare Bari Sardo senza parlare del suo simbolo più identitario: la Torre. Questo luogo, ormai iconico, rappresenta da quasi 500 anni un punto fermo nell’immaginario di questa costa.
Slanciata verso il cielo, la Torre si proietta verso l’orizzonte e guarda lontano. Luogo dell’anima per la comunità del posto, sorveglia il litorale, trasmettendo sicurezza e tranquillità.
Fu costruita alla fine del ‘500, periodo della dominazione spagnola in Sardegna, su ordine del capitano di Iglesias Marco Antonio Camos, il quale aveva identificato questo sito come frequentato troppo assiduamente dalle scorribande dei corsari saraceni.
Viene quindi edificata su un tratto di costa, conosciuto dai navigatori come Punta Nera, sito che garantiva una connessione visiva con altre due torri: quella di Capo Bellavista a nord e quella a sud di San Giovanni di Sarrala.
Dal V al XIX secolo la Sardegna si munì infatti di un articolato sistema di avvistamento che prevedeva l’innalzamento di torri comunicanti a vista fra loro lungo tutto il suo perimetro. Le comunicazioni avvenivano così attraverso un codice prestabilito sfruttando segnali luminosi e sonori.
Oggi è possibile riscoprire questo enorme patrimonio storico e paesaggistico attraverso il famoso Cammino delle cento Torri. 1284 chilometri, divisi in otto tappe, che si snodano in percorsi di trekking, hiking, escursionismo, camping e percorsi in bici.
La Torre aveva un’ulteriore funzione di difesa. Era vigilata costantemente da un comandante, un artigliere e due soldati, i quali avevano a disposizione sette fucili, una spingarda e ben 2 cannoni ancora conservati ai piedi dell’edificio.
Scenario di violente battaglie e testimone di un passato burrascoso oggi la Torre di Barì è diventata uno dei luoghi più fotografati di questa costa nonché una cornice suggestiva che ospita festival musicali, teatro e spettacoli di realtà aumentata.
Meta di rilassanti passeggiate serali, regala, la notte, uno sfondo scenografico ad un panorama mozzafiato.
Bari Sardo: cosa vedere
Scopri cosa vedere a Bari Sardo. Esplora i percorsi tra arte, monumenti e archeologia dell’Ogliastra.
Certo, Bari Sardo è famosa per le sue spiagge ed è pure, vista la sua posizione,
un crocevia ideale per scoprire le infinite meraviglie dell’Ogliastra.
Ma questo territorio è molto di più del suo mare.
Sono infatti i particolari inaspettati, gli scorci improvvisi e le deviazioni fuori rotta
a comporre i ricordi migliori di una vacanza.
Sarà che la bellezza del viaggiare ci predispone al piacere della scoperta e ci si imbatte felicemente nell’imprevisto.
Ecco allora alcune indicazioni utili a orientarti in un territorio ricco di sorprese che, per un attimo, ti faranno dimenticare la meraviglia delle sue spiagge.
La Torre Spagnola
Non si può raccontare Bari Sardo senza parlare del suo simbolo più identitario: la Torre. Questo luogo, ormai iconico, rappresenta da quasi 500 anni un punto fermo nell’immaginario di questa costa.
Slanciata verso il cielo, la Torre si proietta verso l’orizzonte e guarda lontano. Luogo dell’anima per la comunità del posto, sorveglia il litorale, trasmettendo sicurezza e tranquillità.
Fu costruita alla fine del ‘500, periodo della dominazione spagnola in Sardegna, su ordine del capitano di Iglesias Marco Antonio Camos, il quale aveva identificato questo sito come frequentato troppo assiduamente dalle scorribande dei corsari saraceni.
Viene quindi edificata su un tratto di costa, conosciuto dai navigatori come Punta Nera, sito che garantiva una connessione visiva con altre due torri: quella di Capo Bellavista a nord e quella a sud di San Giovanni di Sarrala.
Dal V al XIX secolo la Sardegna si munì infatti di un articolato sistema di avvistamento che prevedeva l’innalzamento di torri comunicanti a vista fra loro lungo tutto il suo perimetro. Le comunicazioni avvenivano così attraverso un codice prestabilito sfruttando segnali luminosi e sonori.
Oggi è possibile riscoprire questo enorme patrimonio storico e paesaggistico attraverso il famoso Cammino delle cento Torri. 1284 chilometri, divisi in otto tappe, che si snodano in percorsi di trekking, hiking, escursionismo, camping e percorsi in bici.
La Torre aveva un’ulteriore funzione di difesa. Era vigilata costantemente da un comandante, un artigliere e due soldati, i quali avevano a disposizione sette fucili, una spingarda e ben 2 cannoni ancora conservati ai piedi dell’edificio.
Scenario di violente battaglie e testimone di un passato burrascoso oggi la Torre di Barì è diventata uno dei luoghi più fotografati di questa costa nonché una cornice suggestiva che ospita festival musicali, teatro e spettacoli di realtà aumentata.
Meta di rilassanti passeggiate serali, regala, la notte, uno sfondo scenografico ad un panorama mozzafiato.
Bari Sardo: cosa vedere
Scopri cosa vedere a Bari Sardo. Esplora i percorsi tra arte, monumenti e archeologia dell’Ogliastra.
Certo, Bari Sardo è famosa per le sue spiagge ed è pure, vista la sua posizione,
un crocevia ideale per scoprire le infinite meraviglie dell’Ogliastra.
Ma questo territorio è molto di più del suo mare.
Sono infatti i particolari inaspettati, gli scorci improvvisi e le deviazioni fuori rotta
a comporre i ricordi migliori di una vacanza.
Sarà che la bellezza del viaggiare ci predispone al piacere della scoperta e ci si imbatte felicemente nell’imprevisto.
Ecco allora alcune indicazioni utili a orientarti in un territorio ricco di sorprese che, per un attimo, ti faranno dimenticare la meraviglia delle sue spiagge.
La Torre Spagnola
Non si può raccontare Bari Sardo senza parlare del suo simbolo più identitario: la Torre. Questo luogo, ormai iconico, rappresenta da quasi 500 anni un punto fermo nell’immaginario di questa costa.
Slanciata verso il cielo, la Torre si proietta verso l’orizzonte e guarda lontano. Luogo dell’anima per la comunità del posto, sorveglia il litorale, trasmettendo sicurezza e tranquillità.
Fu costruita alla fine del ‘500, periodo della dominazione spagnola in Sardegna, su ordine del capitano di Iglesias Marco Antonio Camos, il quale aveva identificato questo sito come frequentato troppo assiduamente dalle scorribande dei corsari saraceni.
Viene quindi edificata su un tratto di costa, conosciuto dai navigatori come Punta Nera, sito che garantiva una connessione visiva con altre due torri: quella di Capo Bellavista a nord e quella a sud di San Giovanni di Sarrala.
Dal V al XIX secolo la Sardegna si munì infatti di un articolato sistema di avvistamento che prevedeva l’innalzamento di torri comunicanti a vista fra loro lungo tutto il suo perimetro. Le comunicazioni avvenivano così attraverso un codice prestabilito sfruttando segnali luminosi e sonori.
Oggi è possibile riscoprire questo enorme patrimonio storico e paesaggistico attraverso il famoso Cammino delle cento Torri. 1284 chilometri, divisi in otto tappe, che si snodano in percorsi di trekking, hiking, escursionismo, camping e percorsi in bici.
La Torre aveva un’ulteriore funzione di difesa. Era vigilata costantemente da un comandante, un artigliere e due soldati, i quali avevano a disposizione sette fucili, una spingarda e ben 2 cannoni ancora conservati ai piedi dell’edificio.
Scenario di violente battaglie e testimone di un passato burrascoso oggi la Torre di Barì è diventata uno dei luoghi più fotografati di questa costa nonché una cornice suggestiva che ospita festival musicali, teatro e spettacoli di realtà aumentata.
Meta di rilassanti passeggiate serali, regala, la notte, uno sfondo scenografico ad un panorama mozzafiato.
Siti Archeologici
Contemplare l’orizzonte è sempre stata una necessità vitale per gli uomini che abitano le coste. Il mare, punto di contatto con l’ignoto, poteva essere portatore improvviso di sventura. Alla sua osservazione erano legati il destino e la fortuna di una comunità.
La costruzione delle torri, luoghi privilegiati per l’osservazione, interessa quindi da millenni questo territorio. I nuraghi, le arcaiche torri in pietra che costellano la Sardegna, ne scandiscono infatti tutto il territorio, dominandone le alture.
Raggiungere un nuraghe significa, nella maggior parte dei casi, affacciarsi su panorami infiniti, capaci di liberare lo sguardo verso traiettorie sconfinate.
Nel territorio di Bari Sardo si contano 15 nuraghi, 7 nel solo altipiano di Teccu. Due sono quelli facilmente raggiungibili: Il nuraghe Sellersu e quello di Iba Manna.
Sono esempi perfetti di come questi punti fossero scelti con sapiente precisione. Adagiati come sentinelle sulle creste dell’altipiano, regalano una veduta mozzafiato che abbraccia in un colpo solo gran parte della costa ogliastrina.
In estate è consigliabile raggiungere questi siti nelle ore più fresche della giornata così da potersi godere un piacevole trekking in mezzo al verde o un tramonto silenzioso immersi nell’antichità.
Questi luoghi, abitati sin dal Neolitico, conservano ancora le tracce di un passato lontano e sono di certo le pietre a custodirle.
Stiamo parlando delle domus de janas, le cosiddette “case delle fate”, architetture in negativo, scavate nella roccia, che avevano lo scopo di accompagnare il defunto nel viaggio verso l’aldilà.
Risalgono al periodo pre nuragico che va dal V al III millennio a.c. Le più note sono quelle di Funtana ‘e su Rettore, Iba Manna, Pitzu ‘e Monti. Visitarle è un’esperienza suggestiva e colpisce per quanto forme così semplici di architettura siano in grado di emanare un’atmosfera profondamente sacrale.
Siti Archeologici
Contemplare l’orizzonte è sempre stata una necessità vitale per gli uomini che abitano le coste. Il mare, punto di contatto con l’ignoto, poteva essere portatore improvviso di sventura. Alla sua osservazione erano legati il destino e la fortuna di una comunità.
La costruzione delle torri, luoghi privilegiati per l’osservazione, interessa quindi da millenni questo territorio. I nuraghi, le arcaiche torri in pietra che costellano la Sardegna, ne scandiscono infatti tutto il territorio, dominandone le alture.
Raggiungere un nuraghe significa, nella maggior parte dei casi, affacciarsi su panorami infiniti, capaci di liberare lo sguardo verso traiettorie sconfinate.
Nel territorio di Bari Sardo si contano 15 nuraghi, 7 nel solo altipiano di Teccu. Due sono quelli facilmente raggiungibili: Il nuraghe Sellersu e quello di Iba Manna.
Sono esempi perfetti di come questi punti fossero scelti con sapiente precisione. Adagiati come sentinelle sulle creste dell’altipiano, regalano una veduta mozzafiato che abbraccia in un colpo solo gran parte della costa ogliastrina.
In estate è consigliabile raggiungere questi siti nelle ore più fresche della giornata così da potersi godere un piacevole trekking in mezzo al verde o un tramonto silenzioso immersi nell’antichità.
Questi luoghi, abitati sin dal Neolitico, conservano ancora le tracce di un passato lontano e sono di certo le pietre a custodirle.
Stiamo parlando delle domus de janas, le cosiddette “case delle fate”, architetture in negativo, scavate nella roccia, che avevano lo scopo di accompagnare il defunto nel viaggio verso l’aldilà.
Risalgono al periodo pre nuragico che va dal V al III millennio a.c. Le più note sono quelle di Funtana ‘e su Rettore, Iba Manna, Pitzu ‘e Monti. Visitarle è un’esperienza suggestiva e colpisce per quanto forme così semplici di architettura siano in grado di emanare un’atmosfera profondamente sacrale.
Siti Archeologici
Contemplare l’orizzonte è sempre stata una necessità vitale per gli uomini che abitano le coste. Il mare, punto di contatto con l’ignoto, poteva essere portatore improvviso di sventura. Alla sua osservazione erano legati il destino e la fortuna di una comunità.
La costruzione delle torri, luoghi privilegiati per l’osservazione, interessa quindi da millenni questo territorio. I nuraghi, le arcaiche torri in pietra che costellano la Sardegna, ne scandiscono infatti tutto il territorio, dominandone le alture.
Raggiungere un nuraghe significa, nella maggior parte dei casi, affacciarsi su panorami infiniti, capaci di liberare lo sguardo verso traiettorie sconfinate.
Nel territorio di Bari Sardo si contano 15 nuraghi, 7 nel solo altipiano di Teccu. Due sono quelli facilmente raggiungibili: Il nuraghe Sellersu e quello di Iba Manna.
Sono esempi perfetti di come questi punti fossero scelti con sapiente precisione. Adagiati come sentinelle sulle creste dell’altipiano, regalano una veduta mozzafiato che abbraccia in un colpo solo gran parte della costa ogliastrina.
In estate è consigliabile raggiungere questi siti nelle ore più fresche della giornata così da potersi godere un piacevole trekking in mezzo al verde o un tramonto silenzioso immersi nell’antichità.
Questi luoghi, abitati sin dal Neolitico, conservano ancora le tracce di un passato lontano e sono di certo le pietre a custodirle.
Stiamo parlando delle domus de janas, le cosiddette “case delle fate”, architetture in negativo, scavate nella roccia, che avevano lo scopo di accompagnare il defunto nel viaggio verso l’aldilà.
Risalgono al periodo pre nuragico che va dal V al III millennio a.c. Le più note sono quelle di Funtana ‘e su Rettore, Iba Manna, Pitzu ‘e Monti. Visitarle è un’esperienza suggestiva e colpisce per quanto forme così semplici di architettura siano in grado di emanare un’atmosfera profondamente sacrale.
Arte e Architettura Sacra
Se esteriormente possa apparire molto semplice la facciata della Chiesa della Beata Vergine del Monserrato, cela al suo interno un vero e proprio tesoro di rara complessità. Nascosta nel cuore del paese è considerata l’apice massimo dell’architettura ogliastrina del ‘700.
Completata nel 1720, assume quasi con certezza, la sua attuale titolazione durante il periodo della dominazione spagnola in Sardegna (XVI-XVII sec.). I conquistatori erano infatti devotissimi fedeli della Virgen Morenita di Montserrat.
La sua costruzione è del tutto inusuale viste le dimensioni dell’edificio in rapporto alla grandezza del paese.
Questa anomalia va rintracciata quando, nella metà del XVIII secolo, la possibilità che Bari Sardo potesse ospitare la sede vescovile d’Ogliastra, spinse l’allora rettore a erigere il maestoso campanile di 35 metri e ornare l’interno della chiesa con una ricchezza di materiali e ricercatezza di particolari uniche. Preziosissimi marmi disegnano infatti articolate fantasie policrome, espressione magistrale dello stile baroccheggiante. L’equilibrio compositivo e la dovizia degli intarsi lascia davvero senza parole.
È curioso notare come la parrocchia ai tempi non disponesse di una elevata capacità economica. Questa mancanza fu colmata però da una serie di donazioni ad opera della comunità, che permisero di contribuire al completamento della chiesa in tutte le sue parti nonché all’acquisto di alcune opere pittoriche indubbiamente degne di nota.
Una è sicuramente L’Inferno del pittore Ciccio Massa. Splendido dipinto dal gusto allegorico e grottesco, mette in scena un intricato e spaventoso groviglio di demoni e anime dannate. Altra opera estremamente importante perché considerata, a ora, il più antico dipinto conservato in Ogliastra, datato 1559, è una copia della Sacra Famiglia di Raffaello di cui riprende personaggi e loro posizione. Differisce dall’originale per una minore attenzione ai dettagli cromatici. L’esecutore rimane tutt’ora ignoto.
Un altro gioiello nascosto nel cuore del centro storico è la Chiesa di Santa Cecilia. Edificata nel ‘500, è stata completamente restaurata nel 1973 da un gruppo di studenti bolognesi. Successivamente, grazie all’impegno di un’anziana donna del paese che ne ha curato pazientemente il giardino circostante, questa chiesetta si è trasformata in una piccola oasi di pace impreziosita da splendide orchidee e altre innumerevoli specie floristiche.
Arte e Architettura Sacra
Se esteriormente possa apparire molto semplice la facciata della Chiesa della Beata Vergine del Monserrato, cela al suo interno un vero e proprio tesoro di rara complessità. Nascosta nel cuore del paese è considerata un vero e proprio gioiello.
Completata nel 1720, assume con molta probabilità la sua attuale titolazione durante il periodo della dominazione spagnola in Sardegna (XVI-XVII sec.). I conquistatori erano infatti devotissimi fedeli della Virgen Morenita di Montserrat.
Possiamo affermare che l’architettura ogliastrina del ‘700 raggiunga il massimo apice con la sua costruzione, del tutto inusuale, viste le dimensioni dell’edificio in rapporto alla grandezza del paese. Spicca, allo stesso modo, l’imponenza del campanile che, con i suoi 35 metri, domina il centro storico e la tranquilla piazzetta circostante.
Questa singolare anomalia va rintracciata quando, nella metà del XVIII secolo, la possibilità che Bari Sardo potesse ospitare la sede vescovile d’Ogliastra, spinse l’allora rettore Bernardo Pes a erigere il maestoso campanile e ornare l’interno della chiesa con un’abbondanza di materiali e ricercatezza di particolari uniche.
L’elemento più straordinario è infatti la ricchezza dei suoi interni: preziosissimi marmi disegnano infatti articolate fantasie policrome, espressione magistrale dello stile baroccheggiante.
Ne sono un esempio il magnifico altare maggiore ispirato a quello del duomo di Cagliari e i due altari posti specularmente alle estremità del transetto: l’altare del Rosario in primis e quello intitolato allo Spirito Santo. L’equilibrio compositivo e la dovizia degli intarsi lascia davvero senza parole.
Una è sicuramente L’Inferno del pittore Ciccio Massa. Splendido dipinto dal gusto allegorico e grottesco, mette in scena un intricato e spaventoso groviglio di demoni e anime dannate. Altra opera estremamente importante perché considerata, a ora, il più antico dipinto conservato in Ogliastra, datato 1559, è una copia della Sacra Famiglia di Raffaello di cui riprende personaggi e loro posizione. Differisce dall’originale per una minore attenzione ai dettagli cromatici. L’esecutore rimane tutt’ora ignoto.
Un altro gioiello nascosto nel cuore del centro storico è la Chiesa di Santa Cecilia. Edificata nel ‘500, è stata completamente restaurata nel 1973 da un gruppo di studenti bolognesi. Successivamente, grazie all’impegno di un’anziana donna del paese che ne ha curato pazientemente il giardino circostante, questa chiesetta si è trasformata in una piccola oasi di pace impreziosita da splendide orchidee e altre innumerevoli specie floristiche.
Arte e Architettura Sacra
Se esteriormente possa apparire molto semplice la facciata della Chiesa della Beata Vergine del Monserrato, cela al suo interno un vero e proprio tesoro di rara complessità. Nascosta nel cuore del paese è considerata un vero e proprio gioiello.
Completata nel 1720, assume con molta probabilità la sua attuale titolazione durante il periodo della dominazione spagnola in Sardegna (XVI-XVII sec.). I conquistatori erano infatti devotissimi fedeli della Virgen Morenita di Montserrat.
Possiamo affermare che l’architettura ogliastrina del ‘700 raggiunga il massimo apice con la sua costruzione, del tutto inusuale, viste le dimensioni dell’edificio in rapporto alla grandezza del paese. Spicca, allo stesso modo, l’imponenza del campanile che, con i suoi 35 metri, domina il centro storico e la tranquilla piazzetta circostante.
Questa singolare anomalia va rintracciata quando, nella metà del XVIII secolo, la possibilità che Bari Sardo potesse ospitare la sede vescovile d’Ogliastra, spinse l’allora rettore Bernardo Pes a erigere il maestoso campanile e ornare l’interno della chiesa con un’abbondanza di materiali e ricercatezza di particolari uniche.
L’elemento più straordinario è infatti la ricchezza dei suoi interni: preziosissimi marmi disegnano infatti articolate fantasie policrome, espressione magistrale dello stile baroccheggiante.
Ne sono un esempio il magnifico altare maggiore ispirato a quello del duomo di Cagliari e i due altari posti specularmente alle estremità del transetto: l’altare del Rosario in primis e quello intitolato allo Spirito Santo. L’equilibrio compositivo e la dovizia degli intarsi lascia davvero senza parole.
Una è sicuramente L’Inferno del pittore Ciccio Massa. Splendido dipinto dal gusto allegorico e grottesco, mette in scena un intricato e spaventoso groviglio di demoni e anime dannate. Altra opera estremamente importante perché considerata, a ora, il più antico dipinto conservato in Ogliastra, datato 1559, è una copia della Sacra Famiglia di Raffaello di cui riprende personaggi e loro posizione. Differisce dall’originale per una minore attenzione ai dettagli cromatici. L’esecutore rimane tutt’ora ignoto.
Un altro gioiello nascosto nel cuore del centro storico è la Chiesa di Santa Cecilia. Edificata nel ‘500, è stata completamente restaurata nel 1973 da un gruppo di studenti bolognesi. Successivamente, grazie all’impegno di un’anziana donna del paese che ne ha curato pazientemente il giardino circostante, questa chiesetta si è trasformata in una piccola oasi di pace impreziosita da splendide orchidee e altre innumerevoli specie floristiche.
Murales e Street Art
Mai come in questo momento storico l’arte rappresenta uno strumento chiave per la comprensione del mondo. L’arte è descrizione dell’identità e viceversa racconto dell’alterità.
Il globale ed il locale si sfiorano continuamente ponendoci di fronte a infinite narrazioni e alla difficile sfida del conciliare il passato e il futuro senza alimentare fratture.
Ecco che diviene necessario individuare un elemento cardine sul quale basare quest’incontro. Uno su tutti: il rispetto.
Questo il tema scelto come filo conduttore tra le opere realizzate da 8 artisti nazionali e internazionali sulle pareti delle case di Bari Sardo.
Gli artisti sono Bastardilla, Crisa, Paola Corrias, Ericailcane, Daniele Gregorini, Marcello Marinelli, Marco Rea e Skan e ci obbligano attraverso i loro lavori a prenderci necessariamente il tempo per riflettere.
L’obiettivo è infrangere le cornici e usare le vie del paese come una tela, dislocando un percorso composto da continui e inaspettati incontri tra il vecchio e il nuovo.
Murales propri della tradizione agro-pastorale e opere di street art audaci e visionarie spuntano tra antiche chiese campestri come quelle di S.Cecilia e San Leonardo e ci regalano apparizioni inattese.
Alla stessa maniera fanno le opere irriverenti di Amico Paura, artista ogliastrino, che ci invita attraverso l’arte del paradosso e dello straniamento a guardare al mondo da un’altra possibile prospettiva nell’intento di individuare quella, probabilmente, più giusta.
Murales e Street Art
Mai come in questo momento storico l’arte rappresenta uno strumento chiave per la comprensione del mondo. L’arte è descrizione dell’identità e viceversa racconto dell’alterità.
Il globale ed il locale si sfiorano continuamente ponendoci di fronte a infinite narrazioni e alla difficile sfida del conciliare il passato e il futuro senza alimentare fratture.
Ecco che diviene necessario individuare un elemento cardine sul quale basare quest’incontro. Uno su tutti: il rispetto.
Questo il tema scelto come filo conduttore tra le opere realizzate da 8 artisti nazionali e internazionali sulle pareti delle case di Bari Sardo.
Gli artisti sono Bastardilla, Crisa, Paola Corrias, Ericailcane, Daniele Gregorini, Marcello Marinelli, Marco Rea e Skan e ci obbligano attraverso i loro lavori a prenderci necessariamente il tempo per riflettere.
L’obiettivo è infrangere le cornici e usare le vie del paese come una tela, dislocando un percorso composto da continui e inaspettati incontri tra il vecchio e il nuovo.
Murales propri della tradizione agro-pastorale e opere di street art audaci e visionarie spuntano tra antiche chiese campestri come quelle di S.Cecilia e San Leonardo e ci regalano apparizioni inattese.
Alla stessa maniera fanno le opere irriverenti di Amico Paura, artista ogliastrino, che ci invita attraverso l’arte del paradosso e dello straniamento a guardare al mondo da un’altra possibile prospettiva nell’intento di individuare quella, probabilmente, più giusta.
Murales e Street Art
Mai come in questo momento storico l’arte rappresenta uno strumento chiave per la comprensione del mondo. L’arte è descrizione dell’identità e viceversa racconto dell’alterità.
Il globale ed il locale si sfiorano continuamente ponendoci di fronte a infinite narrazioni e alla difficile sfida del conciliare il passato e il futuro senza alimentare fratture.
Ecco che diviene necessario individuare un elemento cardine sul quale basare quest’incontro. Uno su tutti: il rispetto.
Questo il tema scelto come filo conduttore tra le opere realizzate da 8 artisti nazionali e internazionali sulle pareti delle case di Bari Sardo.
Gli artisti sono Bastardilla, Crisa, Paola Corrias, Ericailcane, Daniele Gregorini, Marcello Marinelli, Marco Rea e Skan e ci obbligano attraverso i loro lavori a prenderci necessariamente il tempo per riflettere.
L’obiettivo è infrangere le cornici e usare le vie del paese come una tela, dislocando un percorso composto da continui e inaspettati incontri tra il vecchio e il nuovo.
Murales propri della tradizione agro-pastorale e opere di street art audaci e visionarie spuntano tra antiche chiese campestri come quelle di S.Cecilia e San Leonardo e ci regalano apparizioni inattese.
Alla stessa maniera fanno le opere irriverenti di Amico Paura, artista ogliastrino, che ci invita attraverso l’arte del paradosso e dello straniamento a guardare al mondo da un’altra possibile prospettiva nell’intento di individuare quella, probabilmente, più giusta.


























